Monday, December 8, 2014

Seminario Parto Cantato: impressioni di Lara, mamma e blogger

"Fresca fresca di workshop sulla voce femminile, questa mattina per la prima volta da che io ricordi mi sono svegliata cantando a pieni polmoni. Questo il risultato di una giornata trascorsa con Elena Skoko e una decina di altre donne energiche e vogliose di mettersi in gioco e crescere. (...) E così, sonagli ai fianchi e Maya in fascia, ho vissuto una delle esperienze più forti che mi siano mai capitate. (...) Dalle mie compagne di avventura emanava un’aura di accoglienza, energia, gioia, comprensione e amore! Elena è stata un’animatrice attenta e delicata, ci ha guidate attraverso l’universo espressivo e archetipico femminile senza spingere troppo sull’acceleratore, rispettando i nostri tempi e accompagnandoci con gentilezza in un crescendo di consapevolezza ed espressione di noi. E così, tra storie raccontate, immagini, suoni, sorrisi e ottimo cibo ha avuto luogo la magia di una giornata che resterà impressa per sempre nel mio cuore." 
Lara Furlanetto, mamma e blogger, http://settecuori.wordpress.com

Monday, November 10, 2014

E' dolce cadere insieme




















E’ dolce cadere insieme
nel sonno
Abbandonarsi accoccolate dentro al tepore
della coperta
Appiccicate e aggrovigliate come la conchiglia
con la sua polpa
Io e te che cresci e prendi sempre più spazio
nel letto
Ti prendo le misure nell’abbraccio,
come un pitone

Quante volte mi verrebbe di mangiarti!
Ma mi fermo alle guance e ti riempio di baci

Poi ti strofino il pancino e la schiena
fino ai piedi
Tu, col dito in bocca e la mano
sul mio seno
Mi prendi le misure e tasti
la consistenza
Ricordandoti con piacere il piacere
che ne esce
A volte lo richiedi, perché sai
che ce n’è ancora

Io ti guardo… come faccio a dirti di no?
La tua gioia è immensa e profonda

Abbiamo stabilito un giorno,
il venerdì
E il venerdì rinnoviamo l’alleanza e prolunghiamo
il piacere

Tanto, non ci corre dietro nessuno

Elena Skoko, nelle prime ore del 11.11.2014. 

Monday, September 8, 2014

Convegno sui Diritti Umani nella Nascita, Sabato 20 settembre a Roma

  
Convegno sui
Diritti Umani nella Nascita

Sabato 20 Settembre 2014
ore 9.30-13.00

Sala Convegni del Complesso logistico Pio IX,
Circolo Ufficiali dello Stato Maggiore dell’Esercito,
 Viale Castro Pretorio n. 95, Roma

Programma

9.30: “I diritti umani nella nascita e il movimento internazionale”
Avv. Alessandra Battisti, avvocato e Legal Advocacy Coordinator in Italia di Human Rights in Childbirth
9.40: “L’attivismo grass-rooots per la promozione dei diritti nella nascita e la funzione del
documentario scientifico “Microbirth”
Dott.sa Elena Skoko, scrittrice e Political Advocacy Coordinator in Italia di HRiC
10.00: “La dignità umana nel costituzionalismo contemporaneo”
Prof. Salvatore Bonfiglio, Diritto Pubblico Comparato e Diritto Costituzionale italiano e comparato, Università Roma TRE, Facoltà di Scienze Politiche
10.20: “Il consenso informato in ostetricia”
Avv. Vania Cirese, avvocato del Foro di Roma e Responsabile dell’Ufficio Legale Nazionale dell’AOGOI, Consulente del Collegio delle Ostetriche di Milano-Lodi
10.40: “La partecipazione attiva delle Madri nel percorso nascita: esempio dei Castelli Romani”
Michela Cericco, Responsabile Legale de “La Goccia Magica”, organizzazione di volontariato a sostegno dell’allattamento materno
11.00: Coffee break
11.15-12.15: Proiezione in contemporanea mondiale del documentario scientifico “Microbirth
di Toni Harman e Alex Wakeford
12.15: Dibattito e question time
condotto da Ivana Arena, ostetrica
13.00: Fine dei lavori

Si fa presente che il convegno è gratuito ma il numero dei posti è limitato ed è richiesto un abbigliamento formale. Possibilità di parcheggio all’interno previa comunicazione.


Per informazioni e iscrizioni:
italy@humanrightsinchildbirth.com
oppure hric.italy@gmail.com

Saturday, September 6, 2014

Risposta di Verena Schmid alla FNCO sul VBAC a casa

Alla Presidente della FNCO Miriam Guana
Al Comitato centrale FNCO
Roma

Lettera aperta

Oggetto: Parere tecnico redatto e approvato della FNCO riguardo al HBAC (Home Birth After Cesarean)

Cara Miriam,
la lettura del parere tecnico della FNCO rispetto all’assistenza a domicilio delle donne precesarizzate mi ha disorientato, sia per la presunta o parziale scientificità, sia perché non vi ho trovato niente del pensiero della midwifery o dell’etica dell’ostetrica.
Vorrei quindi commentare alcuni dei punti salienti e fare una proposta:
Punto 1: prima si afferma che

La probabilità di una rottura d’utero con una singola incisione trasversale del segmento inferiore è del tutto sovrapponibile a quella di donne con utero integro. (RCOG 2007, ACOG 2004)

Nonostante ciò è raccomandato nelle linee guida che

l’effettuazione del travaglio/parto presso strutture dotate di risorse professionali e tecnologiche adeguate ad assicurare un controllo continuo delle possibili complicanze e le immediate cure d'emergenza.

Qui l’ostetrica si dovrebbe porre e difendere i criteri della midwifery senza cedere al falso mito della sicurezza in ospedale.
La comunità scientifica tanto citata dice anche altre cose che vengono sistematicamente ignorate dal modello medico, che però possono rispondere alle raccomandazioni di qui sopra da un punto di vista della midwifery:
• in una donna sana con bambino sano a termine l’auscultazione intermittente del bcf è sicura e sufficiente. Il ctg porta solo a un aumento di tagli cesarei, non a un migliore outcome. Le donne con VBAC che hanno avuto una gravidanza fisiologica a termine dispongono delle stesse risorse delle donne con precedente parto vaginale.
• La modalità assistenziale più sicura e efficace è la continuità dell’assistenza.
• Il rispetto della fisiologia nel parto previene le complicanze del parto e produce migliori esiti per madre e bambino.
• Una buona sorveglianza clinica permette il riconoscimento precoce di eventuali complicanze che richiedono cure mediche.
• Gli interventi non necessari usati di routine in ospedale producono effetti avversi per madre e bambino.
Vorrei ricordare che le statistiche delle complicanze dei VBAC provengono dagli ospedali dove vengono praticate induzioni e epidurali anche su donne precesarizzate, dove viene somministrato loro ossitocina e dove sono spesso costrette a partorire immobili nella posizione litotomica, già dannosa di suo, magari pure con la Kristeller. Anche l’uso della ventosa non fa certo bene al segmento uterino inferiore. Non esiste inoltre un confronto tra pratiche ospedaliere di VBAC e pratiche ostetriche intra- o extraospedaliere, quindi non si può affermare che le complicanze in tutti i casi siano quelle pur minime citate nelle ricerche.
Non si può neanche pensare che chi ha creato l’epidemia dei cesarei (il modello medico) possa guarirla.
Oggi in tutto il mondo sono le ostetriche e solo loro che hanno gli strumenti per normalizzare il parto e in questo, che dovrebbe essere il loro principale compito, vengono fortemente ostacolate. Quindi la FNCO, che ci dovrebbe rappresentare, dovrebbe a mio parere assumere un punto di vista diverso da quello medico e sostenere le ostetriche nel perseguimento di questo obiettivo.
La comunità scientifica citata nel documento evidentemente non tiene conto delle esperienze di HBAC. Dato il numero altissimo di donne che hanno subito un cesareo innecessario e la scarsissima possibilità del VBAC negli ospedali, l’HBAC è aumentato in tutti i paesi del mondo. I risultati dell’HBAC in esiti positivi sono ben superiori a quelli ospedalieri: mi riferisco a uno studio sulle donne Amish in America, a una statistica di un’ostetrica spagnola con 150 HBAC, all’esperienza di Nancy Wainer, autrice del libro „Silent knife“ che assiste i HBAC dagli anni 80 e ad altre esperienze extraospedaliere incontrate: il successo in parto vaginale spontaneo è tra il 95 e il 97 % (contro il 50-60% in ospedale), le complicanze sono praticamente assenti, i trasferimenti in ospedale inferiori rispetto a quelli del parto domiciliare con donne integre.
In questo tipo di assistenza ci sono alcuni punti chiave in comune che potrebbero essere dei caposaldi e che offrono sicurezza:
• La continuità dell’assistenza (che permette tra altro l’elaborazione dell’esperienza precedente)
• Una buona preparazione al parto e il trattamento della cicatrice
• Un’alta motivazione della donna
• Un’assistenza rispettosa della fisiologia: inizio spontaneo del travaglio, libertà di movimento, sostegno emotivo, analgesia fisiologica, accompagnamento spontaneo delle spinte, l’uso dell’acqua
• Un’accurata vigilanza
• Un’alleanza terapeutica con la donna
In questo consiste l’arte della midwifery e in questo senso dovrebbero essere interpretati a mio parere i punti 2,3 e 4 del vostro documento!!
Arriviamo alle conclusioni del documento:
Se l’ostetrica deve informare la donna sui rischi del TOL, la deve informare anche sui rischi della medicalizzazione aggiunta, sulla scarsità di possibilità di ottenere un VBAC in ospedale e sullo scarso successo dei VBAC in ospedale.
Che il parto a domicilio sia una pratica non prospettabile non è sostenuto dalla ricerca e dalle esperienze, come esposto sopra, quindi non sarebbe un’informazione corretta da dare.
L’ostetrica a domicilio può “assicurare una sorveglianza intensiva delle condizioni cliniche materno-fetali, un’individuazione tempestiva delle possibili complicanze” e può trasferire la donna in ospedale prima che avvenga un’eventuale rottura d’utero per l’immediatezza delle cure d'emergenza in caso di rottura d’utero, evenienza che, come dice il vostro documento all’inizio, non è superiore a un parto senza precedente cesareo. Inoltre la rottura d’utero sulla cicatrice è meno drammatica di una rottura d’utero spontaneo.
Di nuovo viene citato l’ospedale come luogo di assoluta sicurezza, cosa non corretta, poiché se andiamo a verificare le complicanze, ce ne sono di più in ospedale che a domicilio.
Purtroppo alcuni drammi si sono consumati proprio in ospedale e troppo spesso perché la donna veniva indotta ed era costretta all’epidurale.
Dobbiamo ricordarci anche che il parto in genere non è sicuro in assoluto e se vogliamo sostenere il parto a domicilio, l’ostetrica e la midwifery bisogna accettare che qualche raro esito avverso possa esserci, al di là dell’operato dell’ostetrica, così come succede anche in ospedale. Statisticamente gli esiti avversi sono pari o inferiori a quelli in ospedale, ricordiamolo sempre. E la FNCO a mio parere dovrebbe sostenere le ostetriche sue iscritte se vuole promuovere il parto a domicilio e far sì che l’ostetrica sia a fianco della donna, non metterle sotto pressione (e far sì che altre prendano il loro posto).
Alla fine la scelta del tipo di rischio da assumersi è della donna, una scelta che può fare solo in base a una onesta informazione.
Mentre il dovere dell’ostetrica e delle istituzioni sanitarie è offrire la migliore assistenza possibile nel contesto scelto dalla donna.
Infine l’ultimo punto: i diritti delle donne
“la sproporzione esistente fra rischi e benefici rende indisponibile l’esercizio di tale diritto da parte della donna.”
Non credo che ci siano le basi legislative per sostenere una affermazione grave come questa.
La corte europea per i diritti umani ha deciso nel 2010 che tutti gli stati membri sono obbligati a garantire il diritto delle donne alla libera scelta del luogo del parto e del tipo di assistenza al parto.
Ma qui dovremmo anche ridefinire quali siano i rischi e quali i benefici di un HBAC in base a una situazione reale:
Un terzo delle donne (e nel sud molte di più) si ritrova con la pancia tagliata senza alcun motivo, se non la distorsione creata nel travaglio da imposizioni, definizioni di tempi arbitrari e interventi.
Molte di loro rimangono con un vuoto, con una depressione che si può trasformare in rabbia anche tanti anni dopo l’esperienza. Molte di loro cercano un riscatto, una guarigione con un parto spontaneo. Molte sono traumatizzate dall’esperienza ospedaliera. PIUTTOSTO IN UN CAMPO CHE TORNARE LA’, questa frase l’ho sentito più di una volta. Infatti, molte donne, per la mancata accoglienza da parte degli operatori, delle strutture sanitarie e anche delle ostetriche l.p. partoriscono da sole. E’ più sicuro questo che avere una ostetrica esperta in fisiologia accanto, che la prepara e accompagna?
Nel HBAC la donna guarisce, ritorna in sé, si riprende la sua forza. Questo è il beneficio. Messo sul piatto contro un rischio minimo, anzi uguale al parto normale forse la bilancia tende da quella parte.
L’HBAC più che una scelta è una necessità in un contesto dove l’ospedale troppo raramente offre un’accoglienza, un’assistenza fisiologica, un rispetto delle scelte e dei bisogni delle donne e coppie e la possibilità stessa di un VBAC. Questa è la realtà.
Prima di parlare dei rischi inesistenti di un HBAC nei confronti di un VBAC ospedaliero bisognerebbe parlare dei rischi di un’ospedalizzazione dove le evidenze scientifiche non sono rispettate, dove la medicalizzazione impera, dove il consenso informato viene ignorato o estorto e dove la donna non ha nessuna chance di essere partner attiva nel suo parto. Gli esempi di ospedali dove c’è una buona cultura dell’accoglienza non riescono a diventare modelli di riferimento e si trovano sempre a combattere in una posizione difensiva, senza alcun sostegno istituzionale.
Poi penso che se si tocca la libertà della donna di decidere sul proprio corpo, sul proprio parto, sul tipo di rischio che si vuole assumere, si rischia di scatenare una rabbia collettiva profonda e travolgente, creata da questo gigantesco esproprio del parto, e si va contro i principi sanciti dall’unione europea, oltre che contro la nostra costituzione.
E allora l’ostetrica cosa deve fare di fronte a una donna che sceglie? La sua etica le dice che la deve assistere, anche quando non ne condivide le scelte (cod. etico internazionale), con tutte le sue competenze professionali e con l’appoggio degli ospedali. Questo è il tipo di sicurezza che siamo in grado di offrire. Il risultato è frutto di aspetti globali più ampi.
Il tema è complesso.
La mia proposta:
Perché noi ostetriche non possiamo discutere in sede di convegno o consensus conference un punto di vista nostro, della midwifery su argomenti vitali come questo, partendo dalla donna e trovando un nostro approccio specifico prima di fare/subire degli editti che calano dall’alto o che semplicemente riproducono il parere medico (non quello scientifico)? La ricerca scientifica ci sostiene in questo e potremmo definire dei punti di riferimento dopo aver ascoltato gli esperti del settore: le ostetriche e le donne.
A mio avviso è importante un confronto con le esperienze extraospedaliere esistenti prima di definire se e come assistere i HBAC.

Cordiali saluti
Verena Schmid

Firenze, 5/9/2014

Grazie al blog Parto in Casa per aver pubblicato la lettera!

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Vi comunico che tra breve il mio libro Memorie di un parto cantato. Una nascita gentile con Ibu Robin Lim sarà disponibile al prezzo di 14,90€ invece che 12€. Se siete interessate, vi invito ad acquistare il libro a prezzo "vecchio" entro i prossimi giorni presso l'editore Phasar, 12€ inclusa la spedizione!

Friday, July 25, 2014

L'assistenza al parto a domicilio nelle donne precesarizzate è da ritenersi a rischio?

E' stato pubblicato qualche giorno fa il parere tecnico della FNCO sul parto in casa dopo il cesareo: http://www.fnco.it/news/l-assistenza-al-parto-a-domicilio-nelle-donne-precesarizzat.htm#


"La Federazione nazionale dei Collegi delle ostetriche ed i Collegi delle ostetriche sono Enti pubblici non economici, la cui finalità è il perseguimento dell'interesse pubblico coordinato con l'interesse particolare della categoria professionale delle ostetriche." (tratto da http://www.fnco.it/la-federazione.htm)
Nella conclusione del documento leggiamo:
"[...] Ne consegue che, nel rispetto di quest’ultime l’ostetrica/o non deve proporre né assecondare la donna già cesarizzata ad affrontare un parto vaginale a domicilio. Tale condotta è da osservarsi anche a fronte di uno specifico consenso informato scritto in quanto la sproporzione esistente fra rischi e benefici rende indisponibile l’esercizio di tale diritto da parte della donna."
Carissime amiche che state valutando un VBAC a casa o avete amiche che ci stanno pensando, questo documento vi interessa e vi tocca direttamente perché a partire dalla data del documento non avrete garantita l'assistenza dell'ostetrica, visto che le ostetriche non sono autorizzate ad assecondare questa vostra scelta. Non solo la FNCO (che rappresenta TUTTE le ostetriche italiane) vi ha tolto la possibilità di un'assistenza sanitaria nella scelta di un VBAC a casa, la FNCO (di cui voi non fate parte) in pratica ha deciso che VOI non avete il diritto alle scelte che riguardano il vostro corpo.

Questa opinione si basa sulle evidenze scientifiche e pareri autorevoli che sanciscono le pratiche mediche e hanno peso legale effettivo in Italia. Benché il rischio di una complicazione (la rottura dell'utero) sia minimo (0,2-1,5%) le conseguenze di questa complicazione sono potenzialmente letali. Il rischio di rottura dell'utero nelle donne con il precedente cesareo e donne con l'utero intatto sono, secondo le evidenze scientifiche riportate nel documento, pressoché uguali.

Sebbene l'intenzione della Federazione sia quella di tutelare le ostetriche dai contenziosi legali ed offrire una OPINIONE sulla sicurezza per le assistite, in pratica si tratta di un'interferenza nei diritti delle madri alla propria integrità fisica, all'autodeterminazione, al diritto di accettare O RIFIUTARE un trattamento medico e al diritto alla privacy (tutti diritti validi e comunemente accettati, ma nel contenzioso legale per niente scontati).

In quanto donne, cittadine e madri è vostro diritto prendere in considerazione i pareri degli esperti e decidere se accettarli o meno. Questo documento in pratica, vi toglie la possibilità di avere un'assistenza sanitaria nel caso in cui il vostro parere e le vostre scelte contrastino quelle degli operatori sanitari. Dunque, il vostro diritto alla scelta di decidere sul vostro corpo e su cosa sia meglio per voi e per il vostro bambino si riducono drasticamente.


Sul sito dell'associazione Innecesareo potete trovare una lettera molto chiara da sottoscrivere e spedire alla FNCO per esprimere il vostro disappunto: http://www.innecesareo.it/2014/07/liberta-di-scelta-nel-parto-rispondiamo.html. La trovate anche presso il sito dell'associazione Rinascere al natuale.

Qui potete firmare la petizione on-line: https://www.change.org/it/petizioni/il-diritto-di-scelta-non-si-tocca-il-parto-%C3%A8-nostro#share.

Il testo integrale della petizione (pubblicata con il permesso dell'associazione Innecesareo):

Spett.le D.ssa Miriam Guana,

Presidente della Federazione Nazionale Collegi Ostetriche 

Siamo un gruppo di donne e mamme che oggi non possono tacere la loro indignazione di fronte a quanto scritto nel comunicato dal titolo “L'assistenza al parto a domicilio nelle donne precesarizzate è da ritenersi a rischio?” in cui la Federazione prende una posizione chiara e inequivocabile: le donne con pregresso cesareo non possono partorire tra le mura domestiche e le ostetriche hanno il dovere di non incoraggiare e assecondare questa volontà, nonostante il consenso informato.
Quello che ci lascia profondamente perplesse è constatare come in poche righe si sia riuscito ad abolire un diritto fondamentale di ogni essere umano e quindi anche di una donna che sta per mettere al mondo il proprio bimbo: scegliere liberamente per la propria salute.
Viviamo in una società in cui ogni essere umano reputato capace di intendere e di volere può rifiutare un trattamento medico, può scegliere le cure a cui sottoporsi o no ma oggi, con questo comunicato, questo diritto viene spazzato via.
Citando testualmente il comunicato, si legge: “l’ostetrica/o ha l’obbligo di comunicare alla donna che il parto di prova a domicilio, nel caso di donne precesarizzate, è da ritenersi una pratica non prospettabile"...e ancora "Ne consegue che, nel rispetto di quest’ultime l’ostetrica/o non deve proporre né assecondare la donna già cesarizzata ad affrontare un parto vaginale a domicilio. Tale condotta è da osservarsi anche a fronte di uno specifico consenso informato scritto in quanto la sproporzione esistente fra rischi e benefici rende indisponibile l’esercizio di tale diritto da parte della donna."
In altre parole: negando all’ostetrica la facoltà di assistere una donna che, dopo essere stata debitamente informata su tutti gli aspetti di tale scelta, vuole partorire presso il proprio domicilio, la FNCO vuole vietare a quella donna di valutare il rapporto rischio/beneficio secondo la propria personale ed esclusiva condizione e, cosa forse ancora più grave, vuole violare il suo proprio diritto fondamentale di scegliere come, dove e con chi partorire.
In questo modo la facoltà di scelta della donna viene scalzata dall’imposizione di una decisione da parte di un organo istituzionale. E questo non è accettabile!
Gli  operatori sanitari possono  intervenire al posto della donna unicamente "per stato di necessità" nei casi in cui non intervenire porterebbe un danno a terzi.  Ma il danno a terzi deve essere imminente e certo.
Se  si pone invece la rottura d’utero (peraltro rischio da cui non è esente nessuna donna) come spartiacque tra chi può partorire a casa e chi no, considerando che la possibilità che avvenga è comunque molto bassa, questa eventualità non può essere motivo per cui costringere la donna a sottoporsi ad una ospedalizzazione se non è tra i suoi desideri.
Abbiamo una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani, il caso “Ternovsky contro l’Ungheria”, che decreta come ogni donna, ogni partoriente – compresa la donna precesarizzata - abbia l’autorità di decidere in quali circostanze partorire.
Senza le professioniste della nascita però, senza che le ostetriche possano decidere liberamente se assistere o meno una donna con pregresso cesareo, questa sentenza perde di significato..il diritto della
donna non viene rispettato. . A meno che non si valuti, come alternativa all’HBAC, il parto in casa non assistito, e non crediamo che la FNCO voglia incoraggiare questa pratica.
La missione  delle ostetriche è quella di stare accanto alle donne, in particolar modo alle partorienti. È sconcertante che proprio una federazione di ostetriche,  piuttosto che schierarsi a favore delle donne consapevoli della loro forza generatrice e dell'importanza della vicinanza di un'ostetrica, cerchi di soffocare quella consapevolezza.
Noi oggi vogliamo opporci, vogliamo proteggere con forza e a gran voce il nostro diritto di non subire alcun trattamento, alcuna decisione, alcuna imposizione.
Vogliamo essere noi le protagoniste della nascita dei nostri figli. E non taceremo finchè non vedremo
rispettati i nostri diritti!
A Lei, D.ssa Guana, e alla FNCO chiediamo: oggi si nega il diritto all’HBAC, domani?

24 luglio 2014

Innecesareo Onlus

Rinascere al Naturale Onlus (rinascerealnaturaleonlus.blogspot.com)

Noi vogliamo un vbac (gruppo FB)

Partonaturale.net



Wednesday, July 2, 2014

Diritti umani dei bambini alla nascita

Diritti Umani ~ Diritti dei bambini alla nascita

Ibu Robin Lim, ostetrica


7 giugno 2014
Lettera aperta

Tradotto da Elena Skoko e Alessandra Battisti
con l’autorizzazione di Ibu Robin Lim


Genitori, nonni, zie, zii, fratelli e sorelle, famiglie, ostetriche, doule, medici, infermiere, amministratori degli ospedali e legislatori… siamo tutti custodi della nascita. E’ nostra responsabilità porci in continuazione delle domande, perché in quanto custodi della nascita siamo noi che dobbiamo proteggere i nuovi esseri umani che arrivano, i neonati, nel momento della loro nascita e durante la loro crescita, perché loro sono i futuri custodi della Terra. La mia domanda ora è questa: “Stiamo permettendo agli operatori sanitari di privare i nostri bambini dello sviluppo del loro pieno potenziale di salute, intelligenza, immunità e longevità nel momento della nascita?”

Secondo la Croce Rossa [1] i bambini sotto i 18 anni (16 con il consenso dei genitori negli Stati Uniti) non possono donare il sangue. Le donazioni di sangue generalmente non superano 0,5 L, l’equivalente di un decimo (1/10) della media del volume di sangue di un adulto. I donatori di sangue devono avere un peso minimo di 50 kg.

Eppure, in tutto il mondo, in quasi ogni singola struttura sanitaria in cui nascono i bambini, ai neonati (che di solito pesano tra i 2 e i 5 kg) viene negato fino ad un terzo (1/3) del loro volume di sangue.

E’ stato stimato che, nel momento della nascita, il volume del sangue dei neonati è di 78 ml/kg (x 3,5 kg = 273 ml) con il valore di ematocrito venoso di 48 %.

Quando il clampaggio del cordone ombelicale è ritardato di 5 minuti il volume del sangue cresce del 61 % raggiungendo 126 ml/kg (x 3,5 kg = 441 ml). Questa trasfusione placentare raggiunge 168 ml per un bambino di circa 3,500 g. Un quarto (1/4) di trasfusione avviene nei primi 15 secondi e metà entro i 60 secondi dalla nascita.

Secondo voi, prelevare un terzo (1/3) del sangue di un mammifero può essere nocivo?

Come può essere legale per i protocolli e le pratiche ospedaliere danneggiare i neonati privandoli alla nascita di così tanto sangue? Personalmente, ho esaminato ricerche e evidenze scientifiche e non ho trovato assolutamente NESSUN beneficio per i neonati quando il cordone ombelicale viene tagliato immediatamente alla nascita. Di fatto, gli studi hanno provato che questa pratica è dannosa. Sono convinta che se io prelevassi un terzo (1/3) del volume del sangue di un solo individuo adulto senza il suo consenso, questo sarebbe considerato un reato. Ci sarebbe uno scandalo mediatico contro di me e io sarei perseguitata dalla legge. Allora come è possibile che si tolleri questo stesso trattamento verso i neonati umani?

Un nutrito numero di indagini scientifiche indica che con il solo fatto di ritardare il clampaggio e il taglio del cordone ombelicale ai neonati, i nostri bambini avrebbero una nascita meno traumatica, soffrirebbero di meno emorragie endocraniche, avrebbero maggiori riserve di ferro all’età di 4 mesi e fino a 6 e 8 mesi dalla nascita [2], [3], [4]. Le sostanze nutritive, l’ossigeno e le cellule staminali presenti nel sangue trasfuso dalla placenta nei neonati, quando vi è il ritardo del taglio del cordone, assicurano che i tessuti e gli organi del corpo siano adeguatamente vitalizzati, nutriti e che gli sia fornita abbastanza energia. Questo si traduce nella migliore salute, aumentata immunità, più intelligenza e, presumibilmente, un potenziale accresciuto di longevità.

Inoltre, non tagliando il cordone ombelicale alla nascita, il neonato può stare a stretto contatto pelle a pelle con la madre. Questo elimina o riduce enormemente un potenziale trauma dovuto alla nascita. Le ricerche hanno confermato che i bambini nati senza trauma godono della capacità intatta di amore e di fiducia [5].

La semplice, naturale e più sensata pratica di consentire alla placenta il tempo per svolgere il suo compito di consegnare al bambino tutta la sua provvista di sangue è stata criticata e NON implementata dagli stessi medici e ospedali che hanno fatto il giuramento di “non nuocere”.

Un intervento è, per definizione, un’azione o processo che interviene o interferisce, di conseguenza l’atto di clampare e tagliare il cordone ombelicale dei neonati umani è un intervento. Eppure, nella letteratura medica ho ripetutamente incontrato che l’assenza o il ritardo del taglio del cordone ombelicale viene definito con il termine “intervento”.

La chirurgia è un intervento, in molti casi è un salvavita. Mi chiedo come la NON interferenza in un naturale e salutare processo possa mai essere considerata un intervento. La consuetudine medica di clampare e tagliare il cordone ombelicale dei neonati immediatamente alla nascita non ha una lunga tradizione (poco più di 200 anni) eppure viene considerata “normale” e “necessaria”.

"Per il bambino una cosa molto dannosa è quella di clampare e tagliare il cordone ombelicale troppo presto. Dovrebbe essere lasciato, non solo fino a che il neonato abbia ripetutamente respirato, ma fino a quando siano completamente cessate le pulsazioni. Altrimenti il bambino rimane molto più debole perché gli viene a mancare una parte di sangue che gli appartiene e che invece resta nella placenta".
Erasmus Darwin - Zoonomia, 1801

L’abitudine alla pratica del clampaggio e del taglio immediato del cordone ombelicale inizia negli anni ’60 quando divenne popolare tra i medici l’ipotesi che il taglio immediato del cordone ombelicale potesse prevenire l’ittero. Se questa ipotesi fosse vera perché così tanti bambini a cui è stato tagliato immediatamente il cordone ombelicale hanno bisogno della fototerapia per l’itterizia patologica? Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che non vi è un rischio maggiore d’itterizia patologica tra i neonati a cui il cordone è stato clampato e tagliato immediatamente e quelli per i quali vi è stato un ritardo del taglio.

Un’altra teoria si basa sul presupposto che il clampaggio precoce del cordone potesse prevenire la policitemia, o l’eccesso di emoglobina. Alcune ricerche scientifiche, in effetti, confermano l’aumento della concentrazione di emoglobina nel gruppo di neonati in cui il clampaggio del cordone è stato ritardato, però questo fatto non ha provocato nessun danno ai bambini né può essere considerato come argomento sufficientemente forte per giustificare il taglio immediato del cordone ombelicale [6]. Nel momento in cui il clampaggio e il taglio immediato del cordone ombelicale è stato introdotto, non è stato mai messo in questione. NESSUNA ricerca scientifica è stata fatta per determinare la sicurezza di questa pratica. Semplicemente veniva fatta per convenienza. Medici, infermiere e ostetriche cominciarono a seguire il trend, come se avessero i paraocchi. Solo dopo si è iniziato a giustificare la pratica con i miti dell’itterizia causata dal ritardo del taglio. Poche persone si sono chieste, come io faccio ora: “Cosa ne è del bambino?”, “Quali sono i diritti umani del bambino?”, “La pratica e il protocollo che stabilisce il taglio immediato del cordone ombelicale è dannoso per i nostri bambini?”, “Può sabotare l’allattamento e il primo legame madre-bambino?”, “Sta privando i nostri bambini del diritto allo sviluppo del loro pieno potenziale in termini di salute e intelletto?” In questo momento della nostra cultura molte donne, uomini e custodi della nascita si stanno ponendo queste domande [7].

Le ricerche scientifiche hanno provato che il taglio immediato del cordone ombelicale è dannoso per i nostri bambini appena nati, ma nessuno sembra essersene allarmato. Siamo forse ipnotizzati? Perché crediamo ai professionisti sanitari che traggono profitto dal negare alla nostra prole il loro stesso sangue?

I genitori e i nonni che usano la ragione ed hanno a cuore la sorte dei loro bambini hanno concluso che i ginecologi ostetrici e le ostetriche che insistono nell’abitudine di tagliare immediatamente il cordone ombelicale nei neonati stanno semplicemente proteggendo il loro diritto di praticare l’assistenza con impazienza, quello che loro chiamano “efficienza”, senza nessun riguardo per i diritti del bambino, che non è in grado di protestare.

A causa di un’immaginaria paura del contenzioso, nel 1995 l’Associazione Americana di Ginecologia ed Ostetricia (ACOG) pubblicò un bollettino educativo (Educational Bulletin #216) dove veniva raccomandato il clampaggio del cordone ombelicale immediato in modo da ottenere il sangue ombelicale per gli studi del gas nel sangue che poteva servire in caso di un futuro contenzioso legale. Questo è stato fatto perché le deviazioni dei valori del gas nel sangue possono fungere di indicatori di asfissia, o di mancanza della stessa. L’assenza di asfissia alla nascita è considerata come prova in sede di giudizio che il bambino era sano alla nascita.

In seguito ad una lettera non pubblicata indirizzata all’ACOG da parte del Dott. Morley, l’ACOG [8]  ritirò il sopra menzionato bollettino educativo nella pubblicazione della rivista dell’ACOG Obstetrics and Gynecology in data febbraio 2002. Questa azione sollevò la detta Associazione dalla responsabilità risultante dalla pubblicazione del bollettino n. 216 del 1995. I Genitori e tutti i Custodi della Nascita devono domandarsi PERCHÉ, visto che l’ACOG ha ritirato le sue erronee istruzioni ai medici di tagliare immediatamente il cordone ombelicale ai neonati, queste pratiche pericolose siano ancora in atto universalmente.

Ostetriche e medici che propongono di preservare il processo salutare della trasfusione placentare alla nascita praticando il ritardo del clampaggio e del taglio del cordone ombelicale sono criticati e costretti a provare che lasciare che la natura faccia il suo corso sia sicuro!

Alla casa del parto indonesiana Bumi Sehat abbiamo accolto in modo sicuro quasi 7.000 bambini venuti al mondo, in un contesto ad alto rischio e con basse risorse. TUTTI i bambini hanno goduto del ritardo nel clampaggio e nel taglio del cordone ombelicale. Normalmente aspettiamo 3 ore prima di fare qualsiasi cosa con il cordone ombelicale dei neonati e molti genitori scelgono di non tagliare del tutto il cordone ombelicale, il così detto “lotus birth” (la nascita loto). I miei nipoti hanno goduto della “nascita lotus completa” in cui le loro placente sono rimaste intatte. La nascita lotus completa consiste semplicemente nel lasciare che il bambino, il suo cordone ombelicale e la sua placenta rimangano intatti fino al momento in cui il cordone si secca in modo naturale e si stacca spontaneamente, senza nessuna violenza. Nascita lotus parziale avviene ogni volta che assistiamo alla triade del bambino-cordone-placenta. Questo significa che non tagliamo il cordone ombelicale dei neonati prima che vi sia stata l’espulsione o la nascita completa della placenta. Di certo non tagliamo il cordone ombelicale prima che ogni minima pulsazione sia terminata.

Alla casa del parto Bumi Sehat non abbiamo avuto NESSUNA conseguenza negativa per i neonati, anche se non tagliamo il loro cordone ombelicale immediatamente alla nascita. E’ stato fatto un piccolo studio che ha preso in esame un campione di 30 neonati venuti al mondo presso la Bumi Sehat (con un ritardo molto lungo del taglio del cordone ombelicale) e 30 neonati in un ospedale del luogo in cui è stato praticato il taglio immediato del taglio del cordone immediato. Non vi è stato NESSUN incremento nei valori concernenti l’itterizia e il gruppo di Bumi Sehat che ha ricevuto il ritardo del cordone ombelicale ha goduto dei valori più alti dell’emoglobina.

Le nostre Madri-Bambini (unità madre-bambino) beneficia di un tasso di allattamento al seno del 100 % nel momento della dimissione da tutti e tre dei nostri centri nascita in Indonesia e nelle Filippine. Noi attribuiamo il successo dell’allattamento materno al luminoso ed entusiastico modo in cui i bambini nati presso i nostri centri creano un legame con la madre, avendo occhi pienamente aperti e accostandosi direttamente e autonomamente al seno materno per nutrirsi. Il nostro team di ostetriche fornisce un supporto ad ogni Madre-Bambino, proteggendo così l’inizio dell’allattamento. Non vi è NESSUN supplemento alimentare sostitutivo del latte materno promosso o fornito presso i centri Bumi Sehat.

I bambini che soffrono di anemia alla nascita, causata dal clampaggio e dal taglio immediato del cordone ombelicale, risultano emaciati in confronto ai bambini nati presso i centri Bumi Sehat, e hanno maggiori difficoltà nel trovare l’energia necessaria all’attaccamento spontaneo e per nutrirsi vigorosamente al seno della propria Madre. Del resto, i neonati che subiscono la procedura medica di routine con la quale il loro cordone ombelicale viene tagliato a pochi secondi dalla nascita, venendo così privati di un terzo (1/3) del loro sacro diritto al naturale rifornimento di sangue e cellule staminali, certamente hanno problemi con l’allattamento. Un’anemia grave rende qualsiasi e tutte le attività di cui i neonati sono capaci – guardare fisso, strisciare verso il seno, strofinare il naso, rimanere svegli, attaccarsi al seno e succhiare – praticamente impossibili. Io canto lodi alle madri determinate che riescono a recuperare il legame e allattare i loro bambini nonostante il taglio immediato del cordone ombelicale. Gli esseri umani sono molto resistenti, ma questo non è un motivo per abusare di loro alla nascita.

Nessun altro mammifero, se non gli umani, interviene di routine con il legame primario e l’allattamento tagliando velocemente il cordone ombelicale della propria prole. Non c’è differenza se siete ricche o povere, istruite o no, dalla pelle marrone, nera, bianca, rossa, gialla o mista, musulmane, cristiane, buddiste, indù, pagane, cattoliche, ebree, agnostiche, molto giovani o in età avanzata, se andate in una struttura medica a partorire il vostro bambino sarà privato di un terzo (1/3) o del 33 % della sua naturale provvista di sangue.

Perché? Le cellule staminali sono preziose, il sangue ha valore, alcuni ospedali vendono il sangue dei bambini per trasfusioni o per la ricerca [9]. A molti genitori viene chiesto di donare il sangue ombelicale dei loro bambini per la scienza o per aiutare gli altri. Non è forse questo sangue inteso ad aiutare il bambino a cui appartiene? Se le persone adulte possono donare solo il 10 % del loro sangue, perché i medici prelevano fino al 33 % del sangue del neonato senza consenso? Ci sono ospedali e cliniche che impediscono la trasfusione del sangue dalla placenta al bambino solo per buttarlo come rifiuto medico.

Il cordone ombelicale è soggetto al marketing per i trapianti. Le placente vengono vendute alle industrie cosmetiche per essere usate come cosmetici.

Dichiarate semplicemente: “NO, non permetterò a nessuno di abusare del mio bambino tagliando immediatamente il suo cordone ombelicale!”

Se siete nati all’ospedale oppure in clinica questo è successo a voi. Se avete in programma di partorire in qualsiasi struttura sanitaria sulla Terra, succederà al vostro bambino a meno che non siate VOI a fermarlo.

Dobbiamo essere molto chiari: non si tratta del sangue “ombelicale” o “cordonale”, si tratta del sangue del bambino! Quando chiediamo alle madri di donare il sangue ombelicale loro sono soggette ad un’illusione. Questo sangue appartiene al bambino, non al cordone.

Il taglio immediato o prematuro del cordone ombelicale è la più grande, maggiormente diffusa e medicalmente sancita violazione dei Diritti Umani del Neonato sul Pianeta.


Note

1. Croce Rossa Italiana, Requisiti per donare il sangue (PDF), www.criroma.org, http://www.criroma.org/attachments/article/1046/info%20-%20requisiti%20per%20donare%20il%20Sangue%20120527.pdf.
2. BMJ. 2011 Nov 15;343:d7157. doi: 10.1136/bmj.d7157.
3. Indian Pediatr. 2002 Feb;39(2):130-5.
4. JOURNAL OF TROPICAL PEDIATRICS, VOL. 58, NO. 6, 2012 .
5. Michel Odent, La scientificazione dell’amore, Urra, 2008.
6. J Perinat Neonat Nurs Vo 2012, Rethinking Placental Transfusion and Cord Clamping Issues Judith S. Mercer, PhD, CNM, FACNM, Debra A. Erickson-Owens, PhD, CNM.
7. http://midwifethinking.com/2011/02/10/cord-blood-collection-confessions-of-a-vampire-midwife/
8. http://www.whale.to/a/morley17.html
9. http://midwifethinking.com/2011/02/10/cord-blood-collection-confessions-of-a-vampire-midwife/

Friday, June 13, 2014

Grazie, Monica, per le tue bellissime parole...

"Oh, Elena, your book makes me feel so good" ...era da tantissimo tempo che non leggevo un libro sulla nascita ritrovandomi davvero dispiaciuta di essere arrivata alla fine. Il libro di Elena Skoko pulsa di Vita, di Spontaneità, di verità... non proferite dall'alto, ma sgorgate direttamente dal suo effervescente cuore-mente Madre. GRAZIE davvero di questa preziosa testimonianza, sono onorata di averti conosciuta "imponente e feconda guerriera slava"! Con (oramai rarissima) preziosa semplicità il tuo libro ha il potere di risvegliare le guerriere sopite dentro le donne e invitarle con fiducia ad abbracciare la convinzione che "every little thing's gonna be all right". CONSIGLIATISSIMO A TUTTE/I 
Monica dal Molin, educatrice perinatale, http://www.danzataiji.it

Monday, June 9, 2014

Nel nome della madre. Il lotus birth in una società matriarcale.


Ho incontrato Francesca Rosati Freeman, la regista del film “Nu Guo – Nel nome della madre”, nonché autrice del libro "Benvenuti nel paese delle donne: un viaggio straordinario alla scoperta dei Moso, una società matriarcale senza violenze né gelosie" (XL Edizioni, 2013).

Francesca è studiosa dei Moso, una delle minoranze etniche in Cina, che vivono tutt'oggi secondo i principi matriarcali, matrilineari e matrifocali (per approfondire i temi riguardanti il matriarcato vi invito alla lettura del libro Le società matriarcali di Heide Göttner-Abendroth, Venexia, 2013). Dopo la visione del documentario al museo Maxxi a Roma il 23 aprile 2014, ho avuto modo di parlare con Francesca e farle delle domande che riguardano soprattutto l'ambito della gravidanza, del parto e dell'allattamento. Nel film viene raccontato che alla nascita il cordone ombelicale del bambino non viene tagliato. Mi sembrava un dettaglio molto interessante. Ho voluto approfondire con Francesca i vari aspetti della maternità e del matriarcato nella cultura dei Moso. Il discorso si è allargato sui temi dell'amore e della sessualità, dei rapporti tra i generi, della pianificazione familiare, del sistema economico basato sulla condivisione e anche degli errori di traduzione e interpretazione che possono avere un ruolo importante nello studio di una cultura diversa dalla nostra. La mia curiosità era immensa!

L'intervista è lunga, ma le informazioni che l'autrice condivide generosamente sono molto interessanti. Per ulteriori approfondimenti, vi invito a leggere il suo libro e vedere il documentario appena ne avete l'occasione. Il sito di Francesca Rosati Freeman è pieno di informazioni, foto e aggiornamenti: http://www.francescarosatifreeman.com. Le foto sono tratta dal suo sito, dalla sua pagina Facebook, e dal Convegno Culture Indigene di Pace 2013.


Elena: Vorrei chiederti delle informazioni sulla cultura matriarcale dei Moso, in particolare riguardo alla gravidanza, al parto e alla nascita. Ci sono dei rituali, delle abitudini, dei costumi legati a questi eventi nella cultura dei Moso?


Francesca Rosati Freeman: Ho avuto modo di intervistare una donna Moso, che adesso conosco molto bene. Lei è rimasta incinta mentre mi trovavo da loro. Quando sono tornata l'anno successivo, l'ho rivista con una bambina che aveva già sei mesi. Ho approfittato per chiederle com'era andata la gravidanza, dove aveva partorito e altre informazioni riguardo al parto e alla nascita. Lei mi ha detto che quando è rimasta incinta ha avuto dei consigli da parte di sua madre e di tutte le donne anziane che frequentavano la sua casa, donne vicine alla sua famiglia. Questi consigli consistevano nel non mangiare carne di animale maschio (ride)... e altri consigli sull'alimentazione in gravidanza. Le sconsigliavano di mangiare soprattutto le cose speziate perché nuoce alla salute del bambino. Durante la gravidanza lei non ha mai fatto lavori pesanti, ma continuava ad aiutare a casa. Una volta incinta, non dormiva più nella sua “camera dei fiori”, ma nella stanza con la madre, così, se ce ne fosse stato bisogno, si potevano prendere cura di lei. Una volta al mese faceva venire il lama, per la benedizione, ed una volta è andata a fare il pellegrinaggio alla montagna sacra, che è la protettrice di tutti i Moso e anche la dea dell'amore e della fertilità. Ha ricevuto dei controlli all'ospedale nei primi tre mesi una volta al mese. Quando era sicuro che tutto procedeva per il meglio ha diradato le visite all'ospedale.


Per quanto riguarda il parto mi ha detto che è una cosa che riguarda soltanto le donne. Per cui, anche se si va all'ospedale l'ostetrica o la ginecologa che aiuta le donne a partorire è una donna. Può assistere al parto anche la madre. Non il padre, perché non è un affare di uomini. Gli uomini si occuperanno del funerale. Lei voleva partorire in casa, ma la madre non gliel'ha consigliato. Le ha consigliato di andare all'ospedale perché secondo lei era più sicuro. Ora, io non ho mai fatto un'indagine sulla mortalità infantile quando non c'era l'ospedale, per esempio quando tutte le donne erano ostetriche, cioè quando tutte le madri aiutavano le loro figlie a partorire. Ho parlato con il medico dell'ospedale della maternità, che lavora in questo centro ospedaliero. Con lui però abbiamo parlato soltanto di nascite di bambini handicappati e mi diceva che fra i Moso non ne ha mai visti, mentre li ha visti in un'altra etnia gli Yi, in particolare, che si sposano tra cugini primi. La libertà sessuale dei Moso fa sì che questi problemi non si presentino, loro possono scegliere liberamente i loro partner.

Poi abbiamo parlato anche della pianificazione familiare. Lui mi diceva che le donne Moso possono avere due bambini, essendo una minoranza etnica poco numerosa. Nessuna donna Moso fa più di due bambini comunque. Se in una famiglia Moso, che sono i matriclan, con tre-quattro donne che sono in età di procreare, se ogni donna facesse due figli ci sarebbero troppi bambini di cui occuparsi, sfamarli ecc. Anche se la società è centrata sul legame materno, sulla relazione, sul principio materno, le donne Moso non sono riducibili alla maternità. Fanno di tutto. Sono lavoratrici, agricoltrici, sono anche madri, ma possono svolgere attività anche all'esterno del matriclan. Una donna che ho intervistato è stata capo villaggio per tanti anni. Altre donne invece hanno rifiutato di farlo; sono state elette ma hanno rifiutato l'incarico perché nella famiglia ci sono troppe responsabilità, dato che le donne guidano la famiglia. Questo ruolo le valorizza sia all'interno della famiglia che all'esterno.

Ho chiesto alla mamma di questa giovane che ha partorito nell'ospedale come lei avesse partorito, perché all'epoca non c'era l'ospedale. La mamma di questa giovane, che adesso ha 58 anni, mi diceva che lei ha partorito in casa in una stanza che loro chiamano "la stanza della nascita e della morte", la stanza dei misteri... Qui le donne partorivano e, in caso di morte, il defunto veniva deposto in attesa dei funerali. Questa stanza è il simbolo dell'alternarsi del ciclo della vita e della morte. Loro credono anche nella reincarnazione. In questa stanza non possono entrare le persone estranee alla famiglia. Lei ha partorito i suoi tre figli qui. Mi diceva che è stata sua madre ad aiutarla a partorire. Sua madre però aveva paura di tenere in mano il bambino, aveva paura che gli scivolasse dalle mani. Allora, lei stessa ha tagliato il cordone ombelicale ed è lei stessa che ha fatto il bagnetto ai bambini.

E: Nel film si diceva che non tagliavano il cordone ombelicale alla nascita...

FRF: E' strana questa cosa... Non so se è un errore dell'interprete o l'errore di un traduttore dell'intervista. La ragazza nel film, che racconta in prima persona, dice che non tagliano il cordone ombelicale, rimane attaccato. Loro lo spalmano con un olio e quando cade, cade da solo. Poi seppelliscono il cordone e la placenta sotto un albero che "ha dei bei fiori". Questa immagine è molto bella... Nel mio libro ho scritto che la mamma taglia il cordone ombelicale, però lei parlava moso, la figlia l'ha tradotto in mandarino, l'interprete l'ha tradotto in inglese e poi ho fatto tradurre in italiano...

E: Possiamo confermare il detto "traduttore, traditore"...

FRF: Nel film ci sono stati meno passaggi perché la ragazza parlava il mandarino e io ho filmato tutto. Poi una traduttrice italiana che parla cinese ha tradotto parola per parola. Io ho più fiducia in quello che ha detto la ragazza nel film, che nella trascrizione che poi ho fatto nel libro, che data del 2010. L'intervista nel film data del 2012.

E: Interessante...

(per leggere l'intervista completa, segui questo link: https://www.academia.edu/7297665/Nel_nome_della_madre_Intervista_con_Francesca_Rosati_Freeman) oppure scarica direttamente il PDF.

Saturday, May 31, 2014

Le donne non perdono i loro diritti umani nel percorso maternità

Eppure, ogni giorno riceviamo testimonianze di donne da tutto il mondo che raccontano come i loro diritti umani siano stati violati durante il parto. Dal rifiuto dell'analgesia e del supporto durante il travaglio alle episiotomie, tagli cesarei ed altri interventi che vengono praticati nonostante le obiezioni della madre. 
Le donne non dovrebbero essere obbligate all'accondiscendenza attraverso minacce di perdere l'assistenza medica oppure attraverso intimidazioni di interventi dell'assistenza sociale che gli porterebbe via il bambino. Le donne non dovrebbero essere obbligate a viaggiare da un capo all'altro del paese e fuori dai confini nazionali per trovare assistenza desiderata durante il parto. Le ostetriche e i medici non dovrebbero essere perseguitati per aver prestato un'assistenza alla maternità basata sui diritti. 
Noi crediamo che tanta sofferenza potrebbe essere evitata attraverso il chiarimento e l'affermazione dei diritti umani fondamentali delle donne partorienti. Noi ci dedichiamo alla promozione di questi diritti, nella legge e nella pratica, affinché essi diventino realtà per donne che partoriscono in tutto il mondo. 
Contribuite alla campagna di Human Rights in Childbirth su Indie Go-Go, è un movimento internazionale che opera anche in Italia.

Monday, May 5, 2014

Oscure Madri Splendenti

"Non mi sembra più così antico il passato, anzi direi che uno dei più importanti effetti di tutto questo parlare è aver "datato" eventi che prima erano collocati solo nell'immaginario e quindi fuori dal tempo, eterni, immutati e immutabili, collocandoli in un tempo storico molto più piccolo, meno "sovrumano". Per esempio, mi sono resa conto come la Bibbia, la Genesi, siano "recenti", mentre prima li ponevo con la mia fantasia all'inizio dei tempi! Quindi non è così strano che riaffiorino memorie registrate nei cromosomi e nell'inconscio collettivo cariche di grossi significati."
Luciana Percovich, Oscure Madri Splendenti, Venexia, 2007.

Ecco come mi sento oggi anch'io. Consiglio questo libro a tutte le donne che hanno la sensazione che una fetta importante della torta di sapere sia stata nascosta e che senza di quella la festa manca di spirito ed è noiosa.

Friday, April 25, 2014

Mille storie contro una fabula

Vi segnalo con grande piacere la pubblicazione del articolo sulla "fabula dominante" del parto ospedalizzato, uscito su D&D in marzo 2014. Si tratta di un lavoro di ricerca e riflessione svoltosi in un anno e presentato per la prima volta al Convegno di studio "Sulle storie e sul raccontare", Istituto di Etnologia e Folkloristica di Zagabria in data 4 novembre 2013. Il presente articolo è una versione ampliata dell'originale e addattata al contesto italiano. Ringrazio Maurizio Cecconi per il generoso lavoro di lettura e correttura di bozze. 

SOMMARIO

Mille storie contro una fabula. 
Il parto: dai sotterranei dell'amnesia culturale fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

di Elena Skoko

Alcune culture hanno dimenticano come si accende il fuoco, altre non ricordano la propria lingua madre, la cultura occidentale non sa più da dove vengono i bambini. Non si raccontano più le storie sulla nascita. Una sola versione è rimasta, diffusa da narrazioni ufficiali. Possiamo chiamarla “fabula dominante”. La fabula è onnipresente e imposta dalle comunicazioni di massa e dal discorso medico-legale. È la storia del parto ospedalizzato e medicalizzato come unica opzione culturalmente appropriata. Nel momento in cui diventiamo parte della rete culturale globale di Internet, iniziano a circolare mille altre storie che mettono in discussione la fabula, minando la sua credibilità e la sua autorità. La nostra società, dagli anni '50 del XX secolo fino ad oggi, ha creato “un’amnesia culturale”, una specie di oblio che ha circondato il campo di sapere riguardo al corpo della donna e al processo di nascita. Le storie provenienti dal “sottosuolo narrativo” reintroducono la diversità nell’esperienza del parto e lentamente riportano la fiducia delle donne nel loro corpo e nel processo di nascita. Nell’Unione Europea il diritto alla privacy e all'autodeterminazione delle madri sul proprio corpo viene affermato come uno dei fondamentali diritti dell’uomo (si intende anche della donna) ed è difeso dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Fino a pochi anni fa nessuno considerava la sistematica violenza psicologica e fisica esercitata sulle donne che partoriscono come violazione dei diritti umani. Grazie alla diffusione delle informazioni collegate in rete, il parto oggi diventa tutta un'altra storia.

Il documento PDF con l'articolo è scaricabile sul sito di Academia.edu: 
https://www.academia.edu/6778780/Mille_storie_contro_una_fabula._Il_parto_dai_sotterranei_dellamnesia_culturale_fino_alla_Corte_Europea_dei_Diritti_dellUomo#

Thursday, April 10, 2014

La canzone delle ostetriche



La nostra ostetrica Ibu Robin Lim ha cantato il Gayatri mantra come canzone di benvenuto alla nascita di nostra figlia Koko nel centro nascite Bumi Sehat a Bali, dove questa è una tradizione. Si tratta di un mantra antichissimo e molto potente nella tradizione indù. Qui eseguito da Elena Skoko nella sequenza di 8.

Oṃ bhūr bhuvaḥ svaḥ
tát savitúr váreṇyaṃ
bhárgo devásya dhīmahi
dhíyo yó naḥ pracodáyāt

Sunday, April 6, 2014

Il rap di Koko


Nostra figlia Koko (4 anni) improvvisa un rap sulle avventure del suo papo con le cose rotte e le chitarre :)

La canzone delle doule



Carissime custodi della nascita, ecco a voi un piccolo regalo: la canzone delle doule! Cantata da Elena Skoko. La potete scaricare, mettere in loop e imparare a memoria. E' facile facile :)

Thursday, April 3, 2014

Nuova data seminario a Roma ad aprile

A grande richiesta abbiamo deciso di proporvi un'altra edizione del seminario Parto Cantato: la voce e il femminile a Roma, il 26 e 27 APRILE. La prima edizione ha fatto il tutto esaurito e non abbiamo potuto ospitare qualche amica. Anche adesso i posti sono pochi ma se vi iscrivete subito potete assicurarvi la partecipazione (nascereecrescere@libero.it). Ecco un po' di impressioni del weekend appena passato... http://partocantato.blogspot.it/2014/04/il-primo-seminario-parto-cantato-la.html

Tuesday, April 1, 2014

Parto Cantato: la voce e il femminile a Roma


Roma, 29-30 marzo 2014

"Quando ho deciso di iscrivermi non sapevo bene a cosa sarei andata incontro e sono davvero felice di essermi lasciata andare a questa esperienza. Elena è una fatina rock con animo anni '50 che fa davvero voglia di dire I love you. Il tuo punto di vista è così umano e sereno che stride con la situazione ospedaliera che purtroppo ci circonda... Grazie per il tuo equilibrio, per la tua esperienza e per la tua voce. Grazie per le canzoni che ci hai insegnato. Grazie per la canzone delle Doule che è la mia preferita! Questi due giorni sono stati una boccata d'aria pulita, fra persone che si sono lasciate respirare a pieni polmoni. Grazie per esservi donati in questo modo." Eleonora, custode della nascita, Rieti

"Ho partecipato a vari seminari e convegni riguardanti la nascita. Non avevo idea che quello di Elena a Nascere e crescere potesse essere così diverso. Rituali, candele, canti... non avevo ancora mai sentito parlare di cio' intorno alla gravidanza e nascita. Elena, hai un carisma eccezionale, tutta la forza e passione che metti per la tua causa si percepiscono a pelle. E le immagini che ci hai fatto vedere mi hanno illuminata. E' incredibile cio' che riesci ad evocare. Sei fantastica, dolce, simpatica, ironica. Ti ringrazio per tutto quello che fai. Spero di rivederti presto. Ti amo grande Donna." Arianna, mamma, Roma


"Vi ringrazio tanto per il calore e l'accoglienza che mi/ci avete dimostrato! E' stato complesso e bello fare questa esperienza. E' stato meraviglioso sentirvi vicine piangere e ridere nel vostro abbraccio. Lasciarsi andare e ridere tutti insieme ha fatto la differenza. Ringrazio tanto Elena per la sua delicatezza, il suo tocco leggero e sensibile nell'affrontare temi profondi e difficili. Il suo punto di vista diverso e incosueto nel trattare la vita e suoi contenuti mi ha permesso di prendere in considerazione molteplicità e diversità su temi che reputavo nebulosi e univoci. Al momento la complessità rimane, ma almeno l'idea di avere punti di vista felici e sorredenti mi rende tutto più luminoso. Ringrazio Annamaria per la sua accoglienza: viscerale "tigresca" e Materna. Per ringraziare il mio Damore per esserci stato non ci sono parole...ma infinita gioia e Infinito Amore."
Sabrina, mamma, Roma



"E' stato sorprendente e calmante, grazie, mi sembra di aver passato con voi più di una settimana." Francesca, mamma e studentessa ostetrica, Roma


"Elena è una persona speciale, una Grande Donna fatta di dolcezza, calore, amore e antico sapere. E' stato molto emozionante partecipare al seminario e stare ad ascoltare le tante storie che ha da raccontare e farsi trasportare dalle riflessioni che suscita. E' stato commovente cantare con lei e imparare dalla sua voce delle bellissime melodie. Grazie per aver aperto le porte ad un lato magico della maternità. Ti amo." Valentina, pianista, musicoterapista, educatrice musicale, Rieti

Foto di Marcello Braucci.

Sunday, March 9, 2014

Le prime impressioni sul seminario Parto Cantato dalla Croazia

"Il seminario di Elena ci insegna una delle più importanti verità valide per la nostra vita e il nostro parto, ossia la necessità di percepire noi stesse e il nostro corpo ed ascoltarlo. Attraverso il canto, il massaggio, la musica e il movimento, la donna può entrare in contatto con se stessa in qualsiasi momento per esprimere la sua natura più profonda. In questo modo il parto può essere una potente e magnifica iniziazione per ogni donna nella propria forza, e tutta un'altra esperienza da quello che ci serve la società moderna. Riacquistare la fiducia nei loro corpi e nelle loro forze permette alle donne di prendere decisioni consapevoli che sono giuste per loro e per i loro bambini, e avere l'esperienza di parto più piacevole e persino orgasmica. Consiglio questo seminario a tutte le donne che vogliono approfondire i loro saperi sul parto e acquisire una valida esperienza attraverso esercizi pratici. Elena è proprio quello che insegna, la personificazione di una bellissima energia e potere femminile che lei desidera risvegliare in tutte noi attraverso il suo seminario.” Ivanka Mabić Gagić, mamma, Zagabria
“Il seminario di Elena mi ha ricordato quanto sia importante trovare la propria voce, il proprio ritmo e movimento per poter entrare in contatto con il mio corpo e la sua saggezza. Questa connessione segna il momento in cui prendo decisioni sulle quali costruisco la mia vita e che sono la sorgente delle mia creatività. Per la donna che partorisce è importante trovare la propria voce e il proprio ritmo per poterlo “incorporare” nell'esperienza del parto e attraversarla così in un modo più piacevole.” Tatjana Ljuština Milaković, doula, Fiume

Thursday, February 6, 2014

Il pensiero di una lettrice... Grazie!

"Carissima vorrei ringraziarti per la bellissima dedica che mi hai scritto sulla copia del libro che mi hai dato in dono... Il tuo libro mi ha emozionato, l'ho letto tutto d'un fiato, ho pianto e riso e gioito con te! Grazie per avermi dato la possibilità di condividere la tua meravigliosa esperienza di maternità. Non so come andrà la mia... però attraverso le tue parole ho avuto per la prima volta il coraggio di farmi coinvolgere dal racconto di un parto. Ti ringrazio per aver con così tanta delicatezza e sensibilità trovato le parole per condividere con altre donne la tua esperienza" Monica di Bernardo